Dopo i noti casi di cronaca sulla magistratura, i giovani avvertono il bisogno di essere rassicurati sul futuro che li attende, non solo come cittadini ma anche e soprattutto per chi vorrà intraprendere gli studi e la carriera giuridica. Con entusiasmo gli studenti del liceo classico Mario Cutelli di Catania hanno incontrato il Presidente del Tribunale dei minori di Catania Roberto Di Bella, per la presentazione del Progetto Nazionale Liberi di Scegliere, che ha salvato molti giovani rendendoli protagonisti della propria vita e delle proprie scelte.

La lungimiranza del progetto, nato tra le mura del Tribunale dei minori di Reggio Calabria, ha destato molta curiosità e non sono mancate domande forbite da parte dei ragazzi e dei docenti. I casi di cronaca raccontati da Di Bella, hanno tracciato il percorso difficile che lo ha portato poi ad allontanare, per tutela, figli dalle madri e dai padri in carcere, mediante la decadenza della responsabilità genitoriale , avvalendosi del presupposto giuridico di condotta pregiudizievole e violazione dei doveri inerenti la responsabilità del genitore. 

Durante il dibattito non ha nascosto che inizialmente subì delle pesantissime critiche, e su noti giornali si insinuava il dubbio di uno Stato Etico, definendo le sue azioni “barbarie giudiziarie parallele alle barbarie della ndrangheta”. Anche la sua famiglia, inizialmente era perplessa sulla scelta di quella linea giudiziaria, non tanto per l’indiscussa validità quanto piuttosto per una mancanza di organizzazione della Stato, non ancora pronto. Cosa sarebbe successo ai ragazzi dopo? Quale famiglia li avrebbe mai accolti, sapendo la loro provenienza? Con quali fondi sarebbero stati sostenuti? Di certo gli ostacoli sembravano insormontabili, c’erano in gioco delle vite umane, i loro equilibri affettivi, la loro adolescenza, ma anche il loro futuro. 

Dopo concitati momenti di incertezze, in cui non si poteva “sperimentare sulla pelle di minorenni”, apparve tutto più chiaro. Quelle carceri, “cimiteri viventi” di giovani anime, dove una porta di ferro tracciava la linea di confine tra la libertà e la condanna di essere nati in una famiglia sbagliata, furono la spinta per lottare contro un destino ineluttabile. Da qui è nato Liberi di Scegliere.  Il successo del primo caso, descritto magistralmente nel film “Liberi di Scegliere” prodotto dalla Rai, spianò la strada ad altri giovani, che oggi sono ottanta. Lo spiraglio di libertà ha coinvolto anche venticinque madri, donne sfuggite alla violenza fisica, morale e verbale delle ‘ndrine. 

La ndrangheta, definita “multinazionale del crimine” che inquina l’economia e corrompe il sistema politico foraggiando campagne elettorali in cambio di infiltrazioni, nonostante possa apparire come una compagine forte, ha il suo punto di fragilità. Il sistema familiare su cui si basa, se da un lato può apparire un vantaggio dall’altro può produrre effetti devastanti nel momento in cui viene spezzato. Questa è stata la grande intuizione di Di Bella. Interrompere la catena di montaggio allontanando i figli, quando sono ancora “salvabili e recuperabili” per educarli e inserirli nel mondo del lavoro dopo la maggiore età e restituire loro dignità sociale. 

La buona magistratura insegna che a volte occorre fare scelte coraggiose, anche controcorrente, tutelando il bene maggiore.

Il confronto tra studenti, docenti e Di Bella si è sviluppato in maniera costruttiva, mettendo in chiaro alcuni concetti fondamentali. 

Il Dirigente scolastico Prof.ssa Elisa Colella, è intervenuta chiedendo differenze e similitudini tra il modello mafioso siciliano orizzontale che recluta adepti e quello calabrese verticale su base familiare. 

Una studentessa ha sollevato la questione del perché ancora oggi ci siano dei vuoti legislativi a tutela delle famiglie, riferito soprattutto alle donne della mafia, che provano ad uscire dalla morsa mafiosa senza necessariamente diventare collaboratori di giustizia. Inoltre, ha chiesto cosa può fare la Scuola per infondere nei giovani ancora fiducia nello Stato.

Un altro interessante intervento di una studentessa ha rilevato la funzione diseducativa di alcune fiction sulla mafia che inducono i ragazzi all’emulazione di modelli mafiosi, indignandosi della mancanza di sensibilità da parte dei produttori di questi film che non si preoccupano degli effetti devastanti sui giovani. 

Uno studente, appassionatosi al Progetto, ha raccontato della sua esperienza di solidarietà nel noto quartiere di Librino e ha condiviso la sua gioia nel vedere come piccoli gesti possano cambiare la vita a quei ragazzi. Il suo esempio è in perfetta linea con lo spirito di inclusione e recupero di Liberi di Scegliere. 

L’insegnante di diritto, prof.ssa Santina Lo Monte ha posto l’accento su quanto effettivamente il carcere minorile abbia una funzione di recupero e di rieducazione del minore, così come recita l’art. 27 della Costituzione. E poi ha continuato chiedendo se oltre alla Magistratura ci fossero stati “altri” organi istituzionali a sostegno del recupero dei minori rei. 

Le risposte ai quesiti hanno dato modo di entrare nei meandri del Progetto che per l’appunto è stato protocollo d’intesa con i Ministeri dell’Istruzione, dell’Università e Ricerca, della Giustizia, delle Pari Opportunità, dal Tribunale dei Minori di Reggio Calabria, dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, dalla Cei, dalla Direzione Nazionale Antimafia e da Libera. 

Il dibattito si è concluso con il messaggio del Presidente rivolto a tutti i giovani: “Abbiate la capacità di indignarvi di fronte alle ingiustizie non solo quelle grandi ma anche quelle piccole, perché la società e le relazioni si costruiscono anche con questo. Indignatevi e agite, non lasciate mai scorrere le cose”.

Valeria Barbagallo